‘A SDRÉGHE

PERSONAGGIO POPOLANO: ‘A SDRÉGHE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

“ …… Angela Maria Lombardi, ‘a sdréghe de sope i Mure, già condannata, perché per le sue misteriose pratiche (per riuscire in una fattura) aveva trafugato al cimitero, staccandoli, ‘una mano ed un piede ad un prete da poco morto’.

Buono e bravo era il marito, Felice Giordano, lavoratore onesto e sobrio. Egli avendo perduto la moglie ed essendosi invaghito della quarantenne Angela Maria Lombardi, originaria di Volturara e vedova anch’essa la sposò nel luglio del 1897.

All’inizio in casa Giordano regnarono pace e tranquillità, ma poi la fattucchiera perdette la testa per un giovane e forte muratore e, quando il marito apprese della tresca, cominciarono i rimproveri, le scenate e le violenze che, naturalmente, finivano per cadere sul più debole, cioè sul povero Felice.

Alla malvagia non bastava che il marito fosse, come si suole dire, ingannato e bastonato (chernute e mazzijate), ma pensava di spedirlo al Creatore, per liberarsi completamente della sua compagnia.

E fu così che il 10 giugno 1898, Felice Giordano all’improvviso fu sconvolto da vomito e diarrea.

<L’indomani, Angela Maria, col pretesto di doversi recare a Volturare, si fece accompagnare da lui fuori città, e quando furono giunti a un punto lontano gli diede da ingoiare una pillola di chinino, disse lei.

È certo che di lì a poco il Giordano fu assalito da atroci dolori al ventre, poi da vomito e diarrea, così che dovettero trasportarlo a Lucera su du un carro.

A casa la tenera consorte, a cui faceva male veder il marito soffrire, gli diede da bere un decotto – sempre secondo lei – di camomilla; ma troppo tardi, perché poco dopo quegli spirò>.

Alcuni giorni dopo la “strega”, consapevole del pericolo che correva, si diede a vendere le sue masserizie, con l’intento di partire per l’America, <perché pareva che l’aria di Lucera, quella in ispecie del suo rione, non le si confacesse più, anche perché volevano toglierle quell’aria, chiudendola in carcere>.

Ma non fece in tempo, perché, già correndo la voce che l’accusava di avvelenamento del marito, fu arrestata. Addosso le trovarono il frutto della vendita, sessantanove lire.

Eseguita la perizia sul cadavere del Giordano, si trovarono nelle viscere tracce di arsenico.

Al processo, che si svolse il 9 e 10 dicembre di quell’anno, la fattucchiera fu ritenuta colpevole di omicidio con premeditazione e condannata all’ergastolo.