ALCUNI SOPRANNOMI LUCERINI

Il soprannome è un appellativo scherzoso, ironico o anche malevolo imposto a una persona in conseguenza di certe caratteristiche fisiche o qualità o attitudini, o in base al luogo di nascita o di provenienza.

Questi soprannomi sono stati ricavati dal “Dizionario del dialetto di Lucera” di Dionisio Morlacco, dai “post” nei Gruppi di Facebook, dalla grande conoscenza di Francesco Antonio Romice, dai ricordi di Orazio Lepore, dagli appunti di Giuseppe Trincucci e dai miei ricordi.

 

Acceprévete (Tonne), sopr. di un certo sig. Antonio che abitava sope a Turrètte e leggeva il futuro ai clienti utilizzando un vecchio libro (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Appicc’e stute

Assce d’ore

Assugghja d’ore

Bbabbarille, sopr. di popolano, povero e analfabeta; sbarcava il lunario facendo il beccamorto, il facchino, il banditore e il noleggiatore di sedie in piazza nelle serate di festa.

Bbacchettone

Bbarbanére, sopr. della famiglia Bellini, abbetave sope i Mure.

Bbastànde

Bbattagliuzze, sopr. di un facchino assai povero, che non possedeva neppure le scarpe; si tingeva i piedi col nerofumo per dare l’impressione di averle.

Bbrasciulare (u), sopr. di De Troia.

Bbresketille, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Bbrusckètte, sopr. di un notissimo carrettiere il cui carretto era tirato da una mula vecchia e malandata, che si fermava continuamente a causa dei maltrattamenti del suo padrone.

Bbuchicchje, sopr. di Luigi Cinquia, strillone di giornali per conto di Stèlla ‘a ggiurnaliste (Stella Gallo), per la sua troppa gelosia sfregiò il volto della fidanzata Matilde Biondi.

Bbunarille, sopr. della famiglia Calabria di Piazza S. Giacomo.

Cacarocchje, sopr. di Cacarocchio; Cacarocchje se nn’avéve u sckaffetille, nze jéve a rreterà, Cacarocchio (era un popolano), spesso la sera rincasava dopo aver preso qualche schiaffo per le sue inopportune intromissioni o litigate.

Cacarone

Cacate (u), sopr. di De Luca.

Cacciunèlle (‘a), sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Cachizze, sopr. di un personaggio popolare, assai umile, la cui peculiarità era di non porre limiti di tempo alle azioni e perciò voleva fare ogni cosa subito, all’istante.

Cacone sopr. derivato dal collo della bottiglia.

Camuse (u)

Candre ‘ngule, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Candastoreje (u)

Caneprine

Capa cavede

Capacchjone

Capastorte

Cape de firre, sopr. di Chiarella

Cape de serpe

Cape senz’ucchje

Capeciomme, sopr. di Raffaele Motta (il nomignolo vorrebbe dire: capo giovane, giovane di bell’aspetto) appartenente a quella schiera di scapestrati del primo novecento (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Capelotte 

Capesicche, sopr. di Petrucci.

Cappelluzze

Capurale (‘a)

Carenille

Caronte

Carruzzelle

Cartuline

Cascetelle

Cavalluzze (Ndunine), sopr. di Nurro Antonino di origine calabrese. Nomignolo derivante dai “cavallucci” di cartone pressato che vendeva (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Cchjalóne, sopr. di Colasanto.

Cecatille, sopr. di Domenico Altieri (il soprannome deriva dalla conformazione del naso piccolo con le pieghe delle narici accentuate) un famoso capraio che con le sue capre andava danneggiando i terreni intorno a Lucera (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Cecciuville, sopr. di Filippo Folliero che abitava nel cortile del palazzo Caso in via San Domenico, gestore di uno spaccio in Piazza Umberto I (oggi Via A. Gramsci), quasi di fronte all’altro spaccio d’a Mundanare, dove vendeva neve, ghiaccio e bibite fresche di acqua con succo di limone, con orzata, con granatina e con anice (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Cecelle

Cechelone

Cecchjuse

Cengione

Cengiunare (u)

Cenguandune

Cerre (‘a)

Chelengione

Ciacciate (u)

Ciacianare (u)

Ciacianèlle

Ciambetille

Cianille

Cicche Bbacche, sopr. di un venditore di lupini (il nomignolo deriva dal comportamento del l’uomo che pensava solo a fumare e a mangiare).

Cichignelle

Cillèppù, sopr. di popolano.

Cindetrèndacinghe, sopr. di un popolano che si presentava sempre male in arnese, con un abbigliamento cioè poco decente.

Cinghe dinde

Gnaove

Coccia storte

Copplamanne, sopr. di Giulia Marotta che abitava a Corso Garibaldi ed era una donna tuttofare: assisteva le partorienti, metteva a posto braccia e piedi slogati, faceva impacchi, medicava ferite, conosceva le erbe medicinali (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Copplarossce, sopr. Coppola rossa era un brigante di Castelnuovo della Daunia, catturato e giustiziato nel 1863 a S. Marco La Catola.

Cosse storte

Cricche, sopr. di Cricco.

Cuccio – Cuccio, sopr. di S. C. pregiudicato e sorvegliato speciale ed il suo abituale dormitorio era nel forno alle Mura.

Cuccione

Cumbarone, sopr. di un conduttore di carrata per l’acqua sporca, abitava sope Sangiuuanne; era un ometto caratterizzato da un grande naso.

Culetuzze

Cupurtare

Curtelluzze, sopr. di un orefice

Cutuchigne

Diavelètte (u ) sopr. di L.T., aveva un negozio di generi alimentari in un terraneo del palazzo Bruno

Famafame

Fanoje, sopr. della famiglia Bellucci

Farfalle azzurre, sopr. di donna alta e magra sempre avvolta in un lungo scialle nero e sempre seria, diventata tale dopo una gioventù libertina, vendeva ” ‘a medecine a préte” l’attuale varechina. Abitava di fianco all’ingresso “d’u uàgije Pagghjone” Vico Spatafora, in fondo a via Ramamondi.

Fasuline

Favecione

Faveciùle, sopr. di Falcione – ‘a candine Faveciule, la cantina si trovava arréte Cassèlle, Via d’Auria

Favugne

Fercenèlle, sopr. di Francesco d’Apollo, socialista e acceso antifascista; abitava in Via Quaranta nell’omonimo palazzo.

Fiaschille, sopr. del banditore di vino Raffaele Corsini, soprannome derivato forse dalla sua conformazione fisica bassa e pienotta o forse dal suo lavoro di banditore. Egli, benchè figlio di ignoti,  si vantava di essere parente di Ruggiero Bonghi. A 24 anni sposò la casalinga Concetta Caruso e andò ad abitare arréte Pedone (Piazzetta del Vecchio). (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Fresturílle

Fumire

Garebbalde, sopr. di un popolano.

Garbate (‘a), sopr. di donna.

Ggelardénghe

Ggiustì-cafè, sopr. di un venditore ambulante di caffè.

Gnaove

Jéla Jéle, sopr. di donna che gestiva un postribolo clandestino

Lugliarare, sopr. di Pasquale Rinaldi, venditore di olio che aveva il negozio in Corso Garibaldi.

Lupunare (u)

Luzza ‘a cafóne, sopr. di Raffaella Barbaro, sposata con Michele Scopece, manovale delle ferrovie. Gestiva un negozio di alimentari in un terraneo del palazzo Granata, in corso Garibaldi. Era diventata molto nota come guaritrice di orecchioni (recchjale(dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Madonne Madonne

Magljèlane (u)

Magnarille

Magnasèmele, sopr. della famiglia Zurro.

Malafrubbece

Malamesùre, sopr. del venditore di acqua Nicola Russo, soprannome passato anche al figlio primogenito Pasquale, mediatore di cavalli (u zanzane). Il soprannome deriva dal fatto che questi signori frodavano i clienti, il primo nella vendita dell’acqua mentre il secondo era scarso nella governatura dei cavalli (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Mammelangiùngele, sopr.  di un abile ladro di bovini. Per allontanare ogni sospetto fingeva di aver paura delle corna delle capre e delle mucche che circolavano per le strade per la vendita del latte ed anche di quelle delle lumache esposte sui banchi per la vendita. In giro si diceva: Mammelangiungele a notte vace appezzanne i vove e u jurne ave pavure di ciammaruchèlle (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Màmone

Mangiapane, sopr. della famiglia Pellegrino.

Maranille

Marchiaville

Marenarèlle, sopr. di una vecchina allegra che faceva i servizi ai Colasanto in via S. Domenico.

Mazzarelle

Mazzatoste

Mbise (u)

Mechegline

Mengerulle, sopr. di quel tale che, disse “E songhe sèmbe Mrngerulle” rivolgendosi al vigile che continuava a elevare contravvenzioni per l’acqua sporca buttata nella strada. 

Mennacche

Mercantille (u)

Merecane (u)

Mesculècchje, sopr. di popolano che faceva il banditore e girava per la città per vendere il pesce

Mezza recchje

Mìccheciútte

Michigghjùne 

Mizze quinde

Molafùrbece

Munacèlle (‘a), sopr. di Vincenza Pardo nata il 17 aprile 1880. Ancora piccola rimase orfana del padre Antonio Pardo. La madre Carolina Baldassarre, per le sue condizioni economiche e perché aveva altri cinque figli, decise di rinchiuderla nell’Orfanotrofio Pellegrino (a Sallunarde) per imparare a cucire e a ricamare e poi farsi monaca. Ma fattasi giovane conobbe e sposò Lucio Quirino detto Luciano. Piccola di statura e minuta cominciò a prestarsi come donna di servizio e portatrice di acqua (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Mundanare (‘a), sopr. la Montanara, trasferitasi a Lucera da Montesantangelo, vendeva l’acqua colorata con le essenze, il ghiaccio e la neve, nel terraneo attualmente occupato da un bar, all’angolo tra Via Gramsci e Via Ardito.

Munnezze

Muparille (u)

Mupó

Muschille

Musciarelle

Musse appise, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Musse de purche

Musselonghe

Mussille

Mussone

Mustazze, sopr. del prepotente e guappo Vincenzo Minutillo di Salvatore.

Muzzatille (u)

Muzzechèlle, sopr. di venditrice di erbe di campagna di cui era abile a decantare le qualità e la freschezza.

Nacca Nacca, sopr. venditore ambulante di frutta.

Nacchille

Napulutane (u)

Nascetille, sopr. di un venditore ambulante. Si distingueva per gli occhiali dorati, la cura nel vestire ed il portamento distinto. Tornò dall’America subito dopo la grande guerra. Egli girava col suo carrettino, tirato da un cavallino bianco, pieno di cassette e cassettine. La sua merce era costituita da spolette, spagnolette, rocchetti di cotone, lumini per lampe, candele, spilli, aghi, sapone, ecc. (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Nase russce

Nasone

Nazza-nazza, sopr. di popolano ingordo e beone.

Ndruzze, sopr. di un popolano che di mestiere faceva “u cosa piatte ” (il riparatore  di tutto ciò che era di terracotta  come ad esempio piatti, pentole, cofani, ecc.) e  “u ‘mbrellare“. Questa persona, molto brava nel suo mestiere, abitava nel vicolo subito dopo l’orfanotrofio di San Leonardo.

Ndunètte a brutte

Ndunine cavalluzze, sopr. di Antonio Nurro, gestiva un negozio di indumenti e giocattoli.

Ndunine u salatore, sopr. di Antonio Padalino, vendeva il formaggio in un negozietto dirimpetto alla chiesa di S. Leonardo.

‘Ngiò (Peppe), sopr. di Franco Forte abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare)

Negusse, sopr. dell’arciprete Giuseppe Rossetti Parroco della Chiesa del Carmine.

Nennarille (u)

Nesscetille, sopr. di un popolano, detto anche u cchiale d’ore, u capesciulare, perché vendeva la sua merce – cotone, spolette, rocchetti, candele, lumini, spilli, aghi, sapone, girando per le strade con un carrettino pieno di cassette e cassettine, trainato da un cavallino bianco; abitava nel rione di San Giovanni.

Nghèssce, sopr. di un acquaiolo che, ad ogni viaggio che faceva per portare l’acqua in città, ne portava così poca con la sua piccola botte, che presto la smaltiva, perciò i suoi erano viaggi poco redditizi, e doveva fare continuamente avanti e indietro.

Nnemale (u)

Nuccutèlle

Pacchetonne

Pacchjalone, sopr. Pietro Petti (nativo di Motta M.no), minorato mentale (affetto da epilessia), popolano assai noto, morto a Campomarino il 13 giugno 2008, investito da un’auto mentre attraversava la strada.

Pacciarille (u), sopr. di Pasquale D’Alessandro raccoglitore e venditore di fuffele e saramènde (asfodeli e sarmenti secchi), combustibile per le cucine di un tempo. Abitava con la moglie e tra figlie in un terraneo della corte del palazzo Candida (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Paciùrne, sopr. del contadino Mastromatteo Raffaele e dell’ortolano Vincenzo Barbaro.

Pagghjone, sopr. dei componenti della famiglia Colucci, che oltre ad essere agricoltori erano impegnati anche nella vendita della paglia.

Palette, sopr. di una sarta.

Pàlline

Paponne, sopr. di Maria De Mita, abitava in un portone di via Scassa, a strade Petrille, e svolgeva non poche mansioni: faceva da intermediaria nei contratti degli usurai, aiutava le ragazze a trovare marito, ecc.

Pappacone, sopr. di un personaggio della fantasia popolare; persona ignorante, stupida.

Pappuse (u)

Paprascianne, sopr. di un abitante sope i Mure.

Papuzze

Pasckamelone, sopr. negoziante di calzature in via IV Novembre angolo via Pignatelli.

Pavelone, sopr. di una famiglia di agricoltori.

Pecacche, sopr. del vetturino Eugenio Montanelli.

Pecciuelle, sopr. della famiglia Pietrosanto.

Pechèsscia rossce, sopr. di Guglielmo Solitano, popolarissimo messo comunale, incaricato di portare il labaro cittadino nelle pubbliche celebrazioni; vestiva con marsina cremisi, feluca in testa, scarpette di vernice nere, calze bianche fino al ginocchio, pantaloni bianchi pure al ginocchio e guanti bianchi (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Pechesscine, sopr. di Concetta Angiovino Marasco, donna molto conosciuta perché si presentava alle famiglie e chiedeva prestiti a nome e per conto di persone di loro conoscenza.; ma con questo soprannome era indicato anche un notissimo suonatore di chitarra, che insieme al mandolinista Antonio Pecce, si esibiva nelle trattorie e portava le serenate alle innamorate (dal libro “Chi campa, véde” e dal Dizionario del dialetto di Lucera di D. Morlacco).

Pedecchiuse (u)

Pelemone

Pellicchie, sopr. di un ubriacone

Pemmedore (donna), sopr. della signora Cristina che gestiva un negozio di merceria in un terraneo all’angolo tra Via Regina Margherita e Corso Garibaldi.

Peppangule

Peppingió, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Pertusille, sopr. della famiglia Di Giovine.

Pesscialitte

Pessciature

Pesscetille, sopr. del marito di Maria la panettiera che aveva il negozio in via Quaranta.

Pessciutte

Petetone

Petrajule (u)

Pezùcche

Pezza vecchje

Pezzelate (u)

Picce e stute

Picciamugghjére

Pisció, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Pissciavunnèlle

Pititille

Ponda rossce

Pregatoreje sopr. di Nina Purgatorio, gestiva un negozio di generi alimentari nel vano sottostante la Tipografia Scepi, in Via U. Bozzini.

Puliane

Pulimme, sopr. dei lustrascarpe “Ndoneje e Ggenerose“, Antonio e Generoso, fratelli lustrascarpe, di provenienza napoletana, abitavano nel rione alle Mura. (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Purcarille (u)

Quatt’e qquatte, sopr. del facchino analfabeta e rude Michele Stiscia (dotato di un grosso naso) abitante in un umile terraneo di “sope i Mure“. (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Racciaccille

Rangiafellone

Rasckavùtte, sopr. di un popolano dalla corporatura bassa e tarchiata, tale che sarebbe potuto entrare in una botte per raschiarla; faceva il garzone in un forno e portava a domicilio le pagnotte di pane, ma per la strada strappava da esse delle croste che mangiava (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Recciotte (u)

Renajule (u)

Robba fine, sopr. di venditore ambulante di biscotti, taralli, ecc.

Rombaspecchje

Rucche rucche

Ruccia fanoje, sopr. di Maria Falò che dopo aver pregato e invocato S. Anna ebbe un figlio in tarda età, e, per ringraziamento della grazia ricevuta, fece rifare la statua di S. Anna nella chiesa di S. Giacomo.

Russce (u)

Russce de polece

Russce de scotte (u), sopr. dell’imprenditore Alfonso Ginosa.

Russcètte (u), sopr. di Massimo Avallino.

Salatille

Saldègrappe, sopr. della famiglia Tutolo, un cui esponente, Domenico Tutolo, ciclista di professione, forte arrampicatore, partecipò a diversi Giri d’Italia, con buoni piazzamenti.

Salevistre

Salvatore u pedecchiuse

Salvatore u pìanìne, sopr. di popolano, che girava per le strade suonando il pianino e insieme alla figlia cantava le più note canzoni del tempo.

Sandajuste, sopr. Santaiusta (difensore e giustiziere, alla maniera di Robin Hood, personaggio leggendario dell’omonimo romanzo dello scrittore lucerino Alfredo Pitta).

Sandandune, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Sandarille, sopr. di Antifora ciclista bravissimo, resistente e arrampicatore.

Sandemadonne, sopr. di un popolano che vendeva le patate, girando per le strade con un carretto spinto a mano; il 10 Maggio addobbava il carretto con drappi rossi e bandierine di carta rossa; il suo richiamo era: Madonne, Madonne, i patane a dduje solde e mmanghe li vonne, Madonna, Madonna, le patate a due soldi e neppure le comprano.

Sande Rocche, sopr. della famiglia Chiarella.

Sanducchièlle

Saracéne (u)

Sarachèlle, sopr. di sarta.

Sarchiapone

Sardagnule, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Savezecchjare

Sbarrettone

Sbrissciarule

Scamurzelle

Scannacardille

Scannagatte

Scannaggire (a)

Scarafone

Scaramelle, sopr. di un autista di piazza.

Scaringe, sopr. di banditore di vino.

Scarparille

Scatozze, sopr. di popolano.

Scatubbe

Scèppe, sopr. Di Giuseppe Barisciani “u cafettire“, gestiva il bar in un terraneo del palazzo Cavalli, in piazza Duomo.

Sciarappe

Scialdinò, sopr. di Maria Albanese una delle donne più rissose e rinomate de sope i Mure.

Sciasce, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Sciascille (u)

Scìpp-Scìapp, sopr. di Vincenzo De Palma. Egli era un venditore di carne equina ed abitava nel rione di “sope i mure“. La moglie e le figlie erano molto brave nel preparare ” ‘a misciske e i bbracione de cavalle” che vendevano alla povera gente. (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Sciummijélle

Sckattacavezone

Sckattatrippe

Sckesckù, sopr. di un mediatore di grano, di vino e procacciatore di clienti per Pupètta ‘a curnmediande, sua amante.

Sckettine, sopr. della famiglia Montuori.

Scupéce, sopr. di venditore di generi alimentari che aveva il negozio in Via Regina Margherita.

Scupille, sopr. dell’accattone Antonio Amatrice derivante dal suo aspetto fisico (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Sdréghe (a), sopr. di Angela Maria Lombardi ‘a sdréghe de sop’i Mure, già condannata, perché per le sue misteriose pratiche aveva trafugato al cimitero, staccandoli, una mano ed un piede ad un prete morto da poco. Buono e bravo era il marito Felice Giordano. all’inizio del matrimonio, in casa regnarono pace e tranquillità ma quando la fattucchiera perse la testa per un giovane e forte muratore, cominciarono i forti litigi ed alla fine avvelenò il marito e tentò di scappare in America ma non fece in tempo e fu arrestata (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Senza cule

Sèppandoneje, sopr. di Giuseppe Antonio Voza guardia municipale; morì in seguito allo scoppio dei fuochi d’artificio alla masseria sotto il Castello.

Serìlle

Sfruciate (u), sopr. di Battista Luigi, alimentarista. Aveva il negozio di alimentari in via IV Novembre 88.

Sgresscione

Sgubatille (u)

Sguerce (u)

Smargiasse, sopr. di un raccoglitore di stracci, che girava per la città; poiché era un forte bevitore di vino, ad ogni cantina che incontrava, si fermava col suo carrettino e ordinava alla moglie Luveggèlle di andargli a comprare un quartino. La gente nel vederli passare si divertiva a motteggiarli ma lui, rivolto alla moglie, ripeteva: “nd’ à vedènzeje a’ ffesse” (non dar retta ai fessi). (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Sotte e sope, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Spaccasasse, sopr. di un noto popolano, che girava per le strade con una sgangherata bicicletta.

Spacch’e mmagne, sopr. di Giuseppe Pugnotti, di origine irpina, venditore ambulante di castagne, fave cotte ed altro. Col suo fisico prestante girava i paesi per vendere la sua merce , annunciandosi e facendosi riconoscere con la sua voce tenorile. (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Spernicchje, sopr. di Luigi Pucariello, popolano furbo e traffichino, che faceva il mediatore.

Spezzafirre, sopr. di Raffaele e Mario Montanelli.

Spìrù.

Squacchjarille, sopr. di un tal Valente commesso nel negozio di pellami di Bellucci in corso Manfredi, persona assai umile; ogni sera andava ad accendere un lumino (u lambine) alla Croce del Belvedere, all’estremità della Villa (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Sscialdinò, sopr. di Maria Albanese, popolana assai nota, abitava nel rione de sope i Mure.

Ssciallètte, sopr. Scialletta; à fatte ‘a fine Ssciallètte, ha fatto la fine di Scialletta.

Sscianacchille

Ssciarappe

Ssciugghje e mine diinde

Stanzelare, sopr. del suonatore di cornetta Stanislao De Santis.

Stelluzze, sopr. del figlio del sarto Anania Fortunato che aveva un’affezione agli occhi, perciò vedeva poco; vendeva la merceria per le strade, con una cassetta a tracolla.

Stenìlle

Strapile

Strazzatille (u)

Stuminghe, sopr. di V. M. venditore ambulante di frutti di mare in estate e di frutta negli altri periodi dell’anno. Abitava nel popolare rione de sope i Mure. Poiché era stato tradito dalla moglie, quando s’incontravano per la strada, inveiva contro di lei con parolacce irripetibili (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Stuzzarille, sopr. di De Luca Luigi.

Sugghjadore

Taccarille, sopr. antico di Luigi Leone, proprietario della taverna adiacente all’arco di Porta Troia. [L’arrivo di alcuni forestieri nella taverna di Giuseppe Leone, alias Taccariello poco lontano dalla mia abitazione assicurarono la verità del fatto. (Dalla deposizione per il processo del canonico Daniele Terlizzi) Archivio Storico Diocesano 1837 anno del colera – Ricerca di Francesco Antonio Romice].

Tacchecelle

Tannille

Tarramote

Tasscione, sopr. della famiglia Pellegrino di Sope i mure. Il capofamiglia per sbarcare il lunario eseguiva incarichi non sempre leciti e si dedicava a traffici e negozi espressamente proibiti, successivamente si diede alla vendita dei carboni, de rusce e caravunèlle (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Tavelate

Tavelone

Tegnusille, sopr. di un facchino di piazza e gran bevitore di vino.

Tozzelettére, sopr. (Tozzel’e ttére) di Carlo Barbaro legnaiuolo e venditore di pane che quando pesava la merce, soleva dare furtivamente un colpetto sull’asta della stadera. Il soprannome passò alla figlia Consiglia, divenuta popolana assai nota come venditrice di pelanghèlle (pannocchie di grano turco cotte) che propagandava con ambiguo e ironico richiamo: “Tènghe ‘a pelanghèlle caveta cavete” (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Tra’

Trè bastone

Trè cosse

Trendacinghe

Treppetille

Trippetuste

Trujanille (u)

Tubbettone

Tugnusille (u), sopr. di A. C. un facchino di piazza assiduo frequentatore di cantine (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Turnusèlle, sopr. di personaggio molto popolare.

Turtanètte, sopr. di un tale Pupillo.

Tuscanine (u)

Tuste, sopr. del facchino Salvatore Credico, guappo e gran bevitore, giocatore di carte, di morra e passatella.

Ualluse (u)

Ucchje d’arginde

Vavuse (u)

Vecione

Vedellone, sopr. di un prete lucerino, di cui era nota l’eccessiva parsimonia.

Vèdeve (‘a)

Vesàzze, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Vetamobbele, sopr. di un abitante del rione di San Giovanni (sangiuuannare).

Vinemajùte

Vola vole

Vracalone

Vrascianèlle, sopr. di una donna eccentrica, Maria Clemente, che abitava vicino a piazza San Giacomo.

Vucellare (u)

Vujèlle, sopr. di umilissima popolana, che vestiva in modo assai dimesso.

Vuzzutelle

Zaccagnèlle, sopr. di popolana lavoratrice ed onesta, venditrice di erbe mangerecce.

Zannute (u), sopr. di Annibale (Tunnille) Di Giovine. Questo soprannome è passato anche ai figli tra cui Benito Di Giovine che di mestiere faceva “u tubbiste o stagnare” ed aveva la bottega sotto il palazzo de Nicastri sede del museo civico Fiorelli.

Zarille, sopr. di Savino De Palma, venditore di mangime – avena, crusca, ecc. – per gli animali: equini, suini, ecc.; abitava a Porte Troje, oggi Via Vittorio Veneto.

Zazzà

Zazzille

Zengaracchje (u)

Zepelinghe, sopr. di Federico Iacovetti un ometto che era garzone nella bottega del fabbro Agostino Romice.

Zezzuse (u)

Zica-Ziche, sopr. di Carmine Santoro un facchino di piazza e banditore di vino. Nato a S. Giorgio La Molara nel 1884 ed abitava con la moglie Di Maggio Chiara  e i figli, arréte Cassèlle (ora via D’auria). Egli camminava a passetti, strascicando come un paralitico. Il 16 maggio 1900, nella cantina di Francescantonio D’Agnone, ‘a strade Cemine, in un diverbio con un carbonaio un certo Matteo Guerra durante il gioco della morra, fu colpito da  tre coltellate, una all’inguine, una alla schiena e un altra al braccio. Zica-Ziche dopo due giorni morì per la ferita all’inguine (dal libro “Chi campa, véde” di D. Morlacco).

Zinnannà, sopr. di popolano.

Zucare (u)

Zuculille

Zumbarille

Zumbitte