BATTESIMO

LE TRADIZIONI POPOLARI DI LUCERA: BATTESIMO

Tratto dal libro “LE TRADIZIONI POPOLARI DI LUCERA” di Giuseppina Bellucci

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I genitori restano in casa ad aspettare il neonato, mentre un piccolo corteo si avvia verso la chiesa:

– la levatrice,

– la comare, o il compare,

– una bimba che porta il neonato,

– altre due bambine che portano una candela, un pentolino con dell’acqua calda e un lindo fazzolettino, che di solito è di seta ricamato, e dopo la cerimonia viene lasciato in dono alla chiesa.

Il neonato, maschio o femmina, è vestito tutto di bianco, solo ha un fiocchettino rosso o celeste per indicare il sesso.

A volte si fa il battesimo in casa, a volte il bimbo viene portato in chiesa in carrozza.

La comare o il compare del battezzando deve recitare con chiarezza il Credo se no il bambino diverrà balbuziente.

La mamma non esce di casa finché il bambino non è battezzato.

Il bimbo avrà il nome del nonno paterno e se sarà un secondo maschio, quello del nonno materno; la femminuccia si chiamerà come la nonna. E se saremo già al quinto, sesto figlio, si ricorrerà al nome di un santo: Sant’Antonio, San Giuseppe, Santa Maria, l’Addolorata, la Madonna del Carmine, San Francesco Antonio Fasani (u padre majéstre) e così via, perché questi sono i santi maggiormente venerati dalla popolazione lucerina.

Subito dopo il battesimo si va a casa per una piccola festa: festeggiatissimo è il compare o la comare per la femmina, cui si invia a casa una guantiera con dolci ed una bottiglia di vino o di liquore casereccio.

Il compare a sua volta deve regalare al figlioccio una catenina d’oro con medaglietta, sulla quale è incisa la data di nascita del bambino.

Appena arrivati in casa, la levatrice fa baciare il bambino da tutte le persone presenti le quali accompagnano il bacio con l’augurio crissce sande oppure ca’ bbona salute.

Se il neonato è maschio la festa sarà più briosa, se è femmina ci si consolerà così: chi razze vole fà, d’a figghja fèmmena adda ngegnà (Chi vuole una famiglia numerosa, deve cominciare con una figlia femmina).

Alcune volte si fa il battesimo pezzente, senza feste né regali e ciò per un voto fatto per la salute del bimbo o della mamma, ed anche perché il periodo di gestazione e il parto sono stati costosi e hanno dissanguato la già povera famiglia e arricchito invece l’ostetrica e il medico: ‘na vote magne u midiche, n’ata vote magne ‘a vammane e u crijature nne nassce maje (Una volta mangia il medico, un’altra volta mangia l’ostetrica e il bambino non nasce mai).

È caduto quasi in disuso il bel costume della benedizione dopo il parto, commovente cerimonia alla quale nessuno era presente: la donna si recava sola in chiesa e veniva purificata dal prete.

Torniamo ora o ninnille ossia al bambino ancora in fasce.

Dorme nella sua rozza nachèlle di legno che dondola con una lieve spinta.

Cresce senza molte cure e spesso soccombe alle molte malattie dell’infanzia: ‘a morte stace cchjù pe l’ajene che p’a pecure (cioè muoiono più agnelli che pecore, vale a dire più bambini che adulti).

Riceve più cure il primogenito perché la famiglia ha maggiori possibilità che non quando vi sono molti figli e perché porta il nome del nonno paterno, quindi continua la razza.

Anche per questo c’è il detto popolare: Famme apprime e famme ciucce (Fammi per primo e fammi asino).

Il padre di solito non è molto espansivo con i figli, ma sfoga tutta la sua tenerezza nelle dolci ninne-nanne alcune volte improvvisate e spesso imparate dalla mamma.