BBUJANILLE

PERSONAGGIO POPOLANO: BBUJANILLE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco 

 

“Singolare figura di artista pirotecnico, Vincenzo Boianiello fu anch’egli un popolano di Lucera.

Molto bravo nella confezione e nell’esplosione dei fuochi d’artificio, era come il deus ex machina delle sagre e delle feste paesane.

La riuscita e il buon ricordo di esse dipendevano in buona parte dal suo estro di fuochista; infatti, la multicolore varietà dei giochi e delle invenzioni pirotecniche, la potenza esplosiva dei petardi e delle bombe-carta erano la prova del successo delle tradizionali festività della Madonna delle Grazie, della Madonna del Carmine, di S. Maria Patrona (‘a féste d’auste), principali solennità religiose di Lucera.

I calecasse de Bujanille, di buon mattino, davano l’annuncio della festa, destando bruscamente dal sonno i dormienti; le batterie appostate qua e là e fatte esplodere lungo il percorso cittadino, segnavano il passaggio della storica processione con la statua trionfante dell’Augusta Patrona; le luminose fontane zampillanti e le girandole dei fuochi serali suggellavano ogni anno i memorabili dì di festa.

Tutto ciò per la perizia di Bujanille, il cui prestigio, quasi eroico, cresceva con la consapevolezza del pericolo insito nel suo mestiere, per cui non mancarono episodi, anche tragici, come quando nel 1900 il suo laboratorio pirotecnico andò in fiamme alla contrada Vigne ricottelle, sotto il Castello, e vi perse il figlio Ernesto:

«Martedì (7 agosto), un po’ prima delle due pomeridiane, il laboratorio pirotecnico di Vincenzo Boianiello s’incendiò producendo un rilevante danno e facendo, quel ch’è peggio, una vittima.

Il Boianiello teneva esposti al sole, per farli asciugare, alcuni pezzi detti ‘stelle colorate’, allorché suo figlio Ernesto entrò nel laboratorio per un servizio. Fu in questo mentre che le ‘stelle colorate’ presero fuoco, e questo molto rapidamente si propagò a tutto il laboratorio. Girandole, razzi, tutto il materiale che vi si trovava fu in pochi minuti distrutto. Il povero giovane non ebbe tempo di scappare fuori; egli fu investito dalle fiamme, riportando scottature di primo, secondo e terzo grado. Lo trasportarono subito a Lucera, dove gli furono apprestate le prime cure dal dr. Domenico Angiolella. Era irriconoscibile e quando rinvenne, invocava la morte. Uno spettacolo da far raccapricciare !».

Due anni dopo in Via Carpentieri, in un locale a pianterreno, ove il fuochista aveva depositato il materiale pirotecnico da portare a Ortanova, uno scoppio provocò il crollo del tetto e costò la vita a un disgraziato operaio.

Un’altra deflagrazione di bombe-carta si verificò l’8 maggio del 1914 in un terraneo sito in quel vicoletto (arréte Ciaccalotte) che ha l’accesso nella Piazza Salandra, dove abitava lo stesso Boianiello.

«In contravvenzione alla legge il Boianiello ha quivi un laboratorio per la confezione di bombe e fuochi artificiali. Martedì la di lui moglie Modestina, mentre era intenta a manipolare delle polveri, per cause non potute determinare, vide queste scoppiarle nelle mani. La disgraziata donna venne sbalzata in un canto della stanza dove giacque svenuta e mutilata».

Ancora un’esplosione mandò in aria il casolare posto lungo la provinciale per Pietra, presso il ponte sul torrente Salsola, che fungeva da deposito del materiale pirotecnico del popolare fuochista. Quella volta, per non incorrere nelle sanzioni della legge, per cui era stato più volte condannato, anche al carcere, il fuochista si diede a ricostruire il rustico nella stessa notte, per cancellare le evidenti prove dell’esplosione.