CUCCIO – CUCCIO

PERSONAGGIO POPOLANO: CUCCIO – CUCCIO

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

L’espressione dialettale cucce – cucce, corrispondente al superlativo quieto-quieto, mogio-mogio, usato per indicare in genere il comportamento mansueto di una bestia, nel gergo lucerino viene adoperata anche per indicare la remissività di una persona, simile a quella di un cane che torna dal padrone con la classica coda tra le gambe.

Tale non fu certamente S. C., pregiudicato e sorvegliato speciale, soprannominato Cuccio – Cuccio, per canzonatura o per ironia.

Il suo abituale dormitorio era nel forno alle Mura, dove, una notte, perché fu svegliato dai carabinieri e dalle guardie che volevano vederlo e assicurarsi della sua presenza, s’indispettì e pronunziò parole che ai visitatori non piacquero e perciò venne arrestato.

Come altri prepotenti e guappi di Lucera “fin de siècle”, anch’egli viveva di espedienti illeciti, ne disdegnava la violenza e il malcostume, tipici del popolino, come ben dimostra questo episodio di cronaca: «Sere fa al venditore ambulante di frutta, Giosuè Guidarelli di anni 22, si presentarono Vincenzo Minutillo di Salvatore, detto Mustazze, Giovanni Terlizzi fu Vincenzo, Domenico Caldararo e Fr. Paolo Villanova, intimandogli di dare quanto aveva di denaro addosso.

Il Guidarelli confessò di non aver nulla.

E nulla infatti gli trovarono addosso Mustazze e Terlizzi che lo perquisirono diligentemente.

Intimorito dalle minacce, il Guidarelli promise che avrebbe dato cinque lire la mattina seguente dopo il solito giro in città per la vendita della frutta.

L’indomani si recò dal Guidarelli un tal Paolo Stirlaccio da Barletta a ricordargli la promessa fatta e il malcapitato fruttivendolo diede un acconto.

Più tardi si recò poi da lui anche il temuto pregiudicato S. C., detto Cuccio – Cuccio, capo della ‘compagnia’, a intimargli di pagar presto e a non dir nulla a chi che sia di quel che gli era capitato.

Se parlava ehm!… Guidarelli pagò e tacque.

Ma il bravo Gallo, guardia municipale addetta alla delegazione di P.S. riuscì a subodorare qualche cosa e si mise a far delle ricerche insieme al maresciallo dei Carabinieri.

Guidarelli, che per paura aveva taciuto, parlò, e i malandrini furono arrestati».