FIASCHILLE

PERSONAGGIO POPOLANO: FIASCHILLE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Disegno di Pasquale Forte

Si chiamava Raffaele Corsini ed era figlio di ignoti, ma lui si vantava dicendo di appartenere all’illustre famiglia Bonghi.

Alcuni concittadini, per scherno o per malignità, asserivano che fosse addirittura figlio naturale dello statista Ruggero Bonghi, il quale, benché nato a Napoli dall’avv. Luigi, lucerino, di frequente visitava la nostra città, ospite dei parenti e della famiglia Frisoli.

«La conclamata parentela» con Bonghi, sembrava trovare, infatti, conferma nello «stesso tipo di calvizie, nel volto dalle gote pienotte, nel portamento di una certa distinzione che valorizzavano la sua somiglianza con l’esimio letterato e uomo politico. Non mancavano che il monocolo e gli scopettoni».

Spesso, passando in Piazza Tribunali (ammizze S. Frangische), sostava in familiare colloquio col monumento di Ruggero Bonghi e, con filiale rispetto, lo chiamava ripetutamente «Papà».

A 24 anni Fiaschille sposò la casalinga Concetta Caruso e andò ad abitare arréte Pedone (Piazzetta del Vecchio). Dopo la morte della moglie (1917), restò vedovo per il resto della vita.

Registrato all’anagrafe come fruttivendolo, «il re dei fruttivendoli» («chi non ricorda la sua dolce voce tenorile magnificante la bontà della sua merce, i suoi frizzi salaci, i suoi scatti d’orgoglio, perchè discendente dalla stirpe Bonghi?»), Fiaschille accrebbe la sua popolarità soprattutto come banditore di vino.

Nonostante il suo aspetto distinto («vestute sémbe cume a nu segnore»), girava per le strade reclamizzando il vino messo in vendita dalle cantine padronali: col boccale in una mano e il bicchiere nell’altra, andava proclamando la bontà del vino miss’a mmane di volta in volta nelle varie cantine, offrendo l’assaggio a chi lo chiedeva.

Ma, passando per le strade e nei vicoli, puntualmente incappava nella derisione e negli insulti degli adulti e delle bande di monelli, che «s’appustavene a tutte li pentune; – che na ‘nzalata de tanta pernacchjecandavene p’u sfotte a guèja – guèja:

Bonghe, Bonghe, Bonghe,

cu lu cule sunave la trombe,

cu lu nase grattave lu case,

Viva Bonghe lu vastase».

A questi lazzi il povero Fiaschille non aveva altro da opporre che la sua consueta, non meno offensiva risposta, in perfetto italiano: «Figli di gran puttane!», col che cercava di ristabilire l’onore dell’ascendenza.

Il suo «soprannome calzante, era aderente al mestiere, che confermava l’esattezza della massima latina respondent saepe nomina … Un’aristocratica calvizie, un portamento eretto, un tantino di pancia gli davano un’aria quasi professorale».

Una volta, passando per la Piazza dei Mercanti (ammizze a chiazze), «da un gruppo di facchini partirono al suo indirizzo frasi un po’ piccanti accompagnate da qualche espressione vocale un po’ rumorosa. Il Corsini, che in altre occasioni aveva dimostrato sempre di tollerare lo scherzo ed anzi vi aveva corrisposto, manifestò subito di non sopportarlo, minacciando anzi, questa volta, d’essere disposto a reprimerlo violentemente.

A tale protesta il gruppo provocatore scoppiò a ridere, e si fu allora che Fiaschille estratto un coltello si avventò sul primo che gli si parò dinanzi, tempestandolo di colpi.

L’atto fu così fulmineo che non solo i presenti non potettero evitarlo, ma neanche il malcapitato poté opporvi alcuna difensiva».

Il suo viso, squarciato come una melagrana, apparve come maschera insanguinata. Alla Croce Verde gli dovettero suturare tre grandi squarci e una ferita alle spalle. Fiaschille, inseguito dalle guardie, venne arrestato e condannato.

Scontata la pena e uscito dal carcere, subì un oscuro incidente in seguito al quale riportò una grave menomazione: una sera essendosi appartato «per fare un poco d’acqua», dietro la cabina elettrica a Porta Croce, fu raggiunto a un occhio da un sasso, scagliato violentemente da mano ignota.

Lesionato irreparabilmente, l’occhio fu perduto, e Fiaschille restò orbo per il resto della vita.

Anche per il nomignolo di questo “tipo” la motivazione va ricercata probabilmente nella conformazione fisica della persona, bassa e pienotta, tale da richiamare la sagoma del fiasco di vino (fiaschille significa piccolo fiasco), ma si potrebbe pensare anche alla derivazione del soprannome dalla stessa attività svolta da Fiaschille, il quale, facendo il banditore di vino, era certamente in dimestichezza coi vari recipienti allora in uso, quali il boccale e il fiasco.