GIOVINEZZA – AUSPICI DI NOZZE

LE TRADIZIONI POPOLARI DI LUCERA: GIOVINEZZA – AUSPICI DI NOZZE

Tratto dal libro “LE TRADIZIONI POPOLARI DI LUCERA” di Giuseppina Bellucci 

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TRADIZIONI POPOLARI 

 

GIOVINEZZA

Ben presto i giovani del popolo cominciano a lavorare, spesso continuano i lavori dei genitori, spesso cambiano.

Le fanciulle che hanno la fortuna di poter restare in casa, imparano a cucire ed a ricamare.

L’arte del ricamo va di giorno in giorno scomparendo a Lucera; prima queste ragazze fornivano famiglie private e conventi, ora si limitano a fare il corredo per sé.

È antichissimo a Lucera l’uso da parte delle più belle giovinette della città di ricamare un fazzoletto meraviglioso, in gara con le une con le altre per donarlo alla Madonna Addolorata che lo tiene tra le mani quando segue il Corpo del Figlio nella processione del Venerdì Santo.

Da tanti anni non si ripete questa gara e la Madonna porta ancora il fazzoletto che ricamò mia nonna giovinetta.

D’altra parte le Chiese di Lucera sono piene di tovaglie di altare, pianete ed altri indumenti per sacerdoti, ricamati per voto dalle fanciulle lucerine.

Ma come dicevo il bell’uso del ricamo va scomparendo e le ragazze imparano solo l’arte del cucito.

Di solito imparano tutte insieme da una sola maestra e, mentre lavorano, cercano di indovinare se e quando si sposeranno dal numero delle punture di ago che si procurano cucendo, chi più si punge più presto si sposa.

Traggono anche oroscopi dal dito che ci pungono: se è il pollice piacere, l’indice dispiacere, il medio lettera, l’anulare fidanzamento, il mignolo matrimonio.

Altre vanno in campagna coi genitori a lavorare, altre ancora vanno a servizio; ma i genitori pur mandando le fuori di casa mantengono una stretta sorveglianza e i patti sono chiari: dopo i 15 anni non possono più portare i bambini a spasso, né badare e fare la spesa e la sera vanno a prenderle le mamme.

Per i maschi i mestieri sono più vari e la libertà più ampia.

AUSPICI DI NOZZE E PRATICHE PER TROVARE MARITO

Le ragazze sono ansiose di sapere chi sposeranno e conoscono perciò molti usi: durante la notte di S. Giovanni buttano una bacinella d’acqua del piombo fuso e lo lasciano lì.

La mattina dopo vanno a vedere che forma ha preso e da essa desumono il mestiere del futuro sposo: se è a forma di martello, fabbro; se di ago, sarto, e così via.

Sempre durante la notte di S. Giovanni mettono sulla finestra in un piatto un rosso d’uovo, la mattina certamente sarà coagulato e dalla forma che prenderà si potrà vedere quale sarà l’arte o il mestiere del futuro marito.

Oppure le ragazze contano tutti i cavalli bianchi che incontrano per via, bagnandosi ogni volta il pollice sinistro con la saliva e battendolo sulla palma della mano destra; dopo averne contati cento, il primo uomo a cui daranno la mano o avrà lo stesso nome del futuro sposo, o farà lo stesso mestiere.

Se la ragazza ha molti pretendenti e non sa scegliere, chiede aiuto alle stelle: conta per tredici sere tredici stelle e la tredicesima notte sceglierà il futuro marito.

Per sapere se sposerà entro l’anno alla fanciulla basta guardare chi incontra per primo uscendo la mattina di Capodanno: se è un uomo sposerà, se è una donna dovrà rassegnarsi e aspettare ancora un anno.

Ed ancora, una fanciulla invitata al matrimonio ‘conterà i confetti che la sposa le darà, sperando ardentemente che sian pochi, perché quanti sono i confetti tanti anni dovrà aspettare.

Quelle poi che disperano di trovar marito, si rivolgono a S. Pasquale con questa preghiera:

Pasquale Bbajelonne,

prutettore de li donne

famme truvà nu marite,

janghe, russce e culurite.

Per la fanciulla già fidanzata il problema è un altro: sapere se il fidanzato è sincero. Allora nella domenica delle Palme prende la più bella palma, benedetta, tutta dorata e la getta nel fuoco con la preghiera: Palme, palme bbenedètta, me vole bbéne isse o no?

Se la palma bruciandosi salta, il fidanzato le è sinceramente affezionato, altrimenti no. Oppure a mezzanotte in punto brucia ‘na cardogne, cioè una foglia di cardo selvatico e la mette in un foro del muro dove sia buio completo; se il giorno dopo la troverà fiorita, potrà andar fiera dell’amore che il fidanzato le porta, se non fiorisce più è meglio cercare un altro.

La fanciulla che vuol sapere se il fidanzato la pensa, quando le viene il singhiozzo, o quando sente un fischio in un orecchio (nell’orecchio sinistro porta fortuna, in quello destro porta sfortuna), chiede subito ad un’amica un numero.

Se la lettera corrisponde a quella iniziale del nome di lui, vuol dire che la pensa, se no bisogna indovinare chi è quest’altra che col suo pensiero così forte le ha fatto venire il singhiozzo.

Ma questi brutti pensieri vengono sempre di notte e la fanciulla allora vuole una risposta, così fa la novena al suo angelo custode, dice un certo numero di preghiere e sta silenziosa, con la finestra aperta ad ascoltare le parole dei rari passanti, perché per bocca loro parlerà l’angelo e una parola per notte, dopo nove giorni la ragazza potrà metterle tutte insieme come tessere di un mosaico, come le parole dalla sibilla scritte su foglie, e trarne gli auspici.

Quest’angelo a cui si fa la novena è detto angelo della bbona nove ed a lui si rivolge questa breve preghiera:

Angele d’a bbona nove

ca da u cile calasse

e a Ssanda Lesabbètte

‘na nove purtasse,

cume ce l’è purtate

a Ssande Lesabbètte,

cussì purtamille pure a me.

(Angelo della buona novella che dal cielo calasti e a S. Elisabetta una nuova portasti, come l’hai portata a Sant’Elisabetta, così portala pure a me).

Poi oltre le parole si ascoltano i vari rumori, a cui si danno significati particolari.

Eccone qualcuno:

  • orologio significa buone nuove,
  • il cane fedeltà,
  • il chiudere di una porta è cattivo segno, nonostante l’ottimistico detto Se chiude ‘na porte e s’arape nu portone. (Quando si chiude una via di uscita, se ne apre una migliore),
  • un rumore di bicicletta, un canto portano fortuna.
  • un gatto e sentir buttar dell’acqua portano male.

Un altro uso delle fanciulle lucerine per indovinare chi sposeranno è questo: nel pomeriggio del giorno di S. Giovanni, quando per il gran caldo passa poca gente, per la strada, buttano dell’acqua dalla finestra e dicono in gran fretta tre Ave, tre Pater, tre Gloria, poi si mettono ad aspettare il primo che passa potrà essere il futuro marito o potrà indicare semplicemente il mestiere.