E MAGNE SCKITTE TU

PERSONAGGIO POPOLANO: E MAGNE SCKITTE TU

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Abitava nel popolare rione di Via Cassitto (sope u trappite) e si chiamava Antonio Zurro, familiarmente Tunnille.

Non svolgeva alcuna attività, ma trascorreva i suoi giorni ammizze a chiazze, dove non gli mancava l’altrui beneficenza.

Tra i suoi abituali benefattori era l’avv. Vincenzo Persico, il quale ogni mattina attraversava la piazza per recarsi a Foggia, dove nel 1923 era stato trasferito il glorioso Tribunale di Lucera.

Puntuale, davanti al Caffè Franco, lo aspettava Tunnille, che, appena lo vedeva spuntare dalla Via Amicarelli, gli andava incontro per ricevere il consueto obolo. e la sua mala sorte, che non gli consentivano di mangiare neppure una volta una tiella di patate.

E l’avvocato, con cristiana rassegnazione, si faceva la croce giornaliera con quell’incontro.

Ma una mattina, in cui l’avvocato non doveva essere tanto sereno e tollerante, abbozzò un gesto di disappunto.

E dammille tutte mo… ‘a settemane! — esclamò con sfrontatezza il poveruomo.

Sorpreso e turbato l’avvocato prese a rimproverarlo.

E magne sckitte tu! – lo interruppe Tunnille.

Ammizze a chiazze, davanti alla macelleria di Nuccille u chianchire (Paolo Di Virgilio) pendevano dai ganci, di volta in volta, quarti di vaccina, mezzine de maiale, pide rècchje e musse, parature, trippe, cuccetèlle d’agnille.

Tunnille, che andava su e giù per la piazza, soffermandosi a guardare quel ben di Dio, misurava la sua miseria.

Ai clienti che uscivano dalla macelleria col loro cartoccio di carne, egli ripeteva continuamente:

E magne sckitte tu! – E nella sua voce c’era come un tono di rimprovero.

Un giorno, tornando a casa all’ora di pranzo, con una tortiera di calde e fragranti patate (‘a tièlle de patane), ritirata proprio allora dal forno de sope i Mure (dei fratelli Finizio), era giunto appena nel suo rione, quando, attratta dall’aroma delle patate rosolate, una donna si staccò dalla soglia e gli si avvicinò:

Tunni, stace ‘na fémmena nginde … Facce pruvà doje pacche de patane.

E, allungata perentoriamente la mano, la donna traeva dalla tortiera due o tre pezzi (pacche) fumanti di patate.

Tunnille fece solo qualche passo e un’altra vicina gli si fece incontro e con lo stesso pretesto attinse anch’essa dalla fragrante tortiera:

L’anema sfile !

Tunnì, facce pruvà pure a nuje … sennò ce pote venì quacche cose !.

Già altre mani si apprestavano all’assaggio e già la tortiera era quasi dimezzata.

Il povero Tunnille, che dentro fremeva per la rabbia, non ne potette più e, dimenticata la sua fame, scagliò lontano la tortiera, imprecando contro le vicine e le donne incinte