MASTE FRANGISCHE U FURNARE

PERSONAGGIO POPOLANO: MASTE FRANGISCHE U FURNARE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

L’apertura dell’Ospizio S. Giuseppe nei vecchi locali dei Cappuccini, se rappresentò un rimedio efficace per combattere il diffuso fenomeno dell’accattonaggio, non lo eliminò del tutto, tanto esso era da tempo e largamente praticato dalle più basse classi sociali.

I ripetuti appelli alle autorità da parte della cittadinanza e della stampa locale, evidenziavano la persistenza, nei primi decenni del secolo, del penoso comportamento di uomini che si aggiravano ancora per le vie a mendicare, nonostante le disposizioni comunali vietassero ormai tale «mestiere».

In verità i casi più frequenti di quello che veniva definito accattonaggio di ritorno o di «ricambio», riguardavano poveri e infelici uomini, non più responsabili dei propri atti, in quanto non più nelle piene facoltà mentali.

Tale poteva dirsi Francesco Galassino, meglio noto come maste Frangische u furnare, il quale, dopo essere stato più volte ripreso e minacciato, fu persino arrestato, ma inutilmente.

Il «povero degenerato», oltre che con l’accattonaggio, si rese molesto anche perché impunemente, coram populo, offendeva i buoni costumi, «specie presso le case dove erano ragazze, e in qualunque ora del giorno».

Di sera poi, in Piazza Duomo, il povero maste Frangische veniva attaccato da monelli, giovinastri, petulanti.

Se le guardie lo prendevano e lo tenevano in guardina per 24 ore, quando tornava in piazza, subito la marmaglia lo circondava per farlo cantare e incitarlo con dileggi, sberleffi e scappellotti, che lo facevano bestemmiare e gridare le più turpi cose.