MIJÉLLA ‘A CAPÉRE

PERSONAGGIO POPOLANO: MIJÉLLA ‘A CAPÉRE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

 

Disegno di Pasquale Forte

Un tempo ‘a vammane e ‘a capère erano donne di casa, confidenti e depositarie dei segreti, del corpo e dell’animo, che carpivano in nobili e meno nobili alcove.

Tale Mijélla ‘a capére, «donna esperta nel pettinare, che ogni mattina girava per le case a servire le proprie clienti appena levate; e non i soli palazzi frequentava ma anche sottani per quelle donne del popolo che non avessero tempo per curare la propria acconciatura o che volessero competere con le altre in quel lusso da signora.

Di capellére ve n’erano parecchie…

Ma non i soli capelli trattavano le capellére.

«Loro compito era anche quello di raccogliere notizie per il paese e portare la cronaca, fatta per lo più di pettegolezzi, in casa delle clienti che allora poco uscivano, e vivevano ritirate, all’oscuro di quanto accadeva nel piccolo mondo di provincia».

Per questo loro trafficare di casa in casa, carpendo segreti e portando notizie, si può ben capire quanto fossero riservate; ne mancavano tra esse donne dai costumi facili e corrotti.

Una di queste doveva essere certamente questa Mijélla ‘a capellére, stando a quanto riferito dalla cronaca: «Vi ricordate della piccola Margherita Raimondi, la instancabile danzatrice dei veglioni? Ebbene, le hanno arrestato la madre, Filomena Amato, nota sotto il nome di Mijélla ‘a capéré, ritenuta rea di lenocinio continuato in persona proprio di lei, della piccola danzatrice, che ha 14 anni di età e si stava preparando uno splendido avvenire di chanteuse. Ah, Margherita!».