NASCITA

LE TRADIZIONI POPOLARI DI LUCERA: NASCITA

Tratto dal libro “LE TRADIZIONI POPOLARI DI LUCERA” di Giuseppina Bellucci

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Anche nella più umile famigliola lucerina, la nascita di un bambino vene considerata una benedizione di Dio: Ogne figghje è ‘na pruvvedènze (Ogni figlio è una provvidenza).

Ciò meraviglia soprattutto quando si tratta di famiglie povere e già numerose con sei, sette e anche dieci figli. Anzi si crede che le famiglie numerose siano le più fortunate e le figlie trovino più facilmente marito: Chi ne téne cinde l’alloche, chi ne téne vune l’affoche ( Chi ne ha cento le marita, chi ne ha una l’affoga).

La nascita di un bambino è una festa, e la tradizione vuole che siano presenti la mamma della puerpera e la suocera, ed è grave offesa per quest’ultima non essere invitata a presenziare: Lasse fuche ardènde e curre a parturiènde (Lascia il fuoco acceso e corri dalla partoriente).

La mamma cerca di indovinare il sesso del nascituro da mille piccoli segni:

  • se avrà una bella pancia tonda sarà maschio;
  • se ella partorì il suo ultimo figlio con la luna crescente, quest’altro che sta per venire alla luce, sarà dello stesso sesso;
  • se la sua veste che è ormai tesa sul davanti per la inoltrata gravidanza, farà due pieghe, nascerà una femminuccia, se farà una piega sola, nu bbèlle masculone;
  • se la mamma pochi giorni prima di partorire avrà il volto coperto di piccole macchie, nascerà un maschio;
  • se la notte soffre ed è agitata, nascerà una femmina: Mala nuttate e ffigghja fèmmene (Brutta nottata e figlia femmina).

La mamma usa pure le sue precauzioni perché il bambino nasca sano: scaccia da sé i desideri e se ne ha non si tocca da nessuna parte per paura delle voglie.

È pure tabù per le donne incinte lavorare la lana o tirare l’acqua dal pozzo, perché così facendo il bambino nascerebbe con il cordone intorno al collo; è tabù, infine, fare la scarpetta (ossia pulire i piatti col pane) perché in questo modo la mamma mangerebbe i capelli del bimbo che porta in grembo, il quale ne sarebbe privo.

D’altra parte, se la donna incinta ha mal di stomaco, si dice che sono i troppi capelli del bimbo che le danno fastidio.

Quando il parto si presenta difficile, la donna invoca l’aiuto divino rivolgendosi ai santi, tra i quali più spesso vengono ricordati Sant’Anna, San Francesco Antonio Fasani (u padre majéstre), Sant’Antonio e l’Addolorata; fa voto di dare al bambino il loro nome e di fargli indossare, appena grandicello, il loro abito, cioè, se si tratta di un maschio, il saio da frate come Sant’Antonio, se sarà una femminuccia, il lungo abito nero dell’Addolorata col cordone alla vita.

Quando il parto si presenta incerto, si interroga la sorte così: si mette in un bicchiere d’acqua un fiore secco cioè una specie di cardo chiamato a rosa da Madonna e lo si pone, di solito, dinanzi a una immagine sacra; se il fiore riapre i suoi petali tutto andrà bene, altrimenti è meglio stare accorti.

Ma già da tempo la donna si sarà premunita contro il male, indossando il grembiule verde e giallo di rozza tela comperata da una santocchia la quale lo ha cucito con la protezione di Sant’Anna.

I colori verde e giallo sono considerati i colori di Sant’Anna.

Sant’Anna è la protettrice delle donne partorienti e a lei si rivolgono anche le donne che non possono avere figli.

Una tale Ruccia Fanoia le promise una statua nuova in cambio di un bimbo. Ed infatti fece fare appunto una statua che era nella Chiesa di San Giacomo.

I lucerini commentarono l’avvenimento con una canzone, che non manca mai ogni qual volta succede qualche cosa di eccezionale:

Ruccia fanoje à ffatta Sand’Anna nove

p’avè nu pizze de masculone

da u marite, nu vére babbone.

(Maria falò ha fatto eseguire una nuova statua di Sant’Anna/ per avere avuto un bambinone/ dal marito, un vero coglione)

Ma tomiamo al bimbo che sta per venire alla luce.

È pronto per lui un fiasco del nostro buon vino rosso, è appena nato sarà lavato con esso, perché il vino da forza e salute!.

Poi gli si darà ‘a pupatèlle, cioè dello zucchero legato all’angolo di un fazzoletto, attraverso il quale il bimbo lo succhia in attesa che alla mamma scenda il  latte.

E sarà fortunato questo piccolo essere che viene alla luce? Se nasce con cosiddetta camicia, sarà fortunatissimo, e lo sarà pure se lo bacia per primo un signore, per esempio il medico, se lo bacia un pezzente, no.

Ma penserà la mamma ha preservarlo dalla mala sorte, preparando insieme corredino ‘a bbitine cioè un piccolo pezzo di stoffa nella quale vi sono figurine di santi che attaccherà alle fasce del bimbo.

Metterà pure addosso al bambino: cornetti, piccoli 13 e altri amuleti mescolando così il sacro al profano e tra le fasce ‘a bburzetèlle, una piccola busta di stoffa contenente:

  • tre grani di sale,
  • tre di incenso,
  • tre spicchi d’aglio,
  • tre chiodi storti arrugginiti,
  • tre fili di cotone bianco,
  • tre fili di cotone nero,
  • un pezzetto di rete di mare.