ROBBA FINE

PERSONAGGIO POPOLANO: ROBBA FINE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Venditore ambulante di taralli, trecce e altre leccornie. Girava di buon’ora, al mattino, lanciando il suo grido: «U tarallaaare! Robba finaaa!», con la sua voce «stridula e strascicata».

Era uno «spilungone che portava a tracolla una specie di largo vassoio di legno che poggiava su di un’asta nei momenti di sosta.

Si fermava ogni tanto a un angolo ad aprir bottega, e dopo un po’ passava oltre. E nel vassoio — una bengodi dei ragazzini che allora non conoscevano la delizia dei coni gelati (i pasckarille) — v’era ogni ben di Dio: taralli, cioè ciambelle sottili e croccanti (rusecarille) fatte soltanto di farina e di sale (i scavedatille) o ciambelle massicce fatte di farina, uova e una spolverata di zucchero (i taralle che l’ove) e caramelle di zucchero filato e losanghe di torroncino e i pupurate, dolci scuri di farina e mosto cotto, a volte in forma di pupazza con in testa ‘na pennuzze culurate che ricordava quegli “esprit” di cui, nelle serate di gala, adornavano la chioma le donne dell’ottocento».