TUSTE

PERSONAGGIO POPOLANO: TUSTE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Tipico rappresentante di quella schiera di guappi che si ritrovava in Lucera tra la fine dell’ottocento e il primo novecento.

Cresciuti in famiglie povere e numerose, nei più popolari e turbolenti rioni, quei giovani, che andavano per lo più armati di coltello, trascorrevano i giorni nelle piazze e nelle più animate vie, in cerca di occasioni di lavoro e di piccoli guadagni. La sera, tra chiacchiere, malignità e giochi, affogavano i problemi della vita nei boccali di vino, alle cantine, dove, tra i fumi di Bacco, finivano per perdere i pochi lumi dell’intelletto e degeneravano in violente e sanguinose liti, con feriti e qualche volta il morto.

Il gioco delle carte, la morra e u tucche (la passatella), che erano i passatempi consueti praticati nelle cantine, diventavano quasi sempre l’incentivo o la causa vera delle risse.

«Ieri sera il facchino Tuste e il figlio di Anselmo, l’acchiappacani, giuocarono a tressette nella cantina De Cocchi in Piazza Bonghi. Dopo il giuoco vi fu l’inevitabile ‘tocco’ nel quale il figlio di Anselmo uscì ‘olmo’.

Naturalmente costui, indispettito, cominciò a litigare con Tuste, il quale, perduta la pazienza, tirò fuori un acuminato pugnale e stava per slanciarsi addosso all’altro, se il cantiniere non l’avesse trattenuto, strappandogli il pugnale.

Tuste fu arrestato».

Qualche anno dopo (1901) Tuste, cioè Salvatore Credico, fu nuovamente arrestato perché armato di pugnale minacciava di morte il proprio padre per costringerlo a dargli il denaro o la garanzia di un prestito.