ZEPELINGHE

PERSONAGGIO POPOLANO: ZEPELINGHE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Il soprannome si spiega certamente con la piccola statura di A. P..

Ometto di scarsa intelligenza, con le gambe lievemente arcuate, era addetto ai più umili servizi nella bottega del fabbro Luigi (Gille) Romice, allocata in un terraneo ammizze Sangiacume (Piazza S. Giacomo).

“In tale bottega Zepelinghe svolgeva la sua vita. Sdraiato su un sacco di paglia, dormiva in compagnia di un cane, bianco in origine, ma grigio ormai per la sporcizia, come il suo amico”.

Ad accrescere la popolarità di questo singolare personaggio accadde un fatto negli anni della grande guerra.

Una sera, a tarda ora, mentre Zepelinghe spingeva per la strada un carretto con sopra delle pezze di formaggio, trasportate di contrabbando, per conto di un noto salumiere, fu sorpreso dai carabinieri, che gli sequestrarono tutto il carico.

L’atto, configurandosi chiaramente come reato di contrabbando, portò all’immediato processo, che si svolse in un’aula giudiziaria affollata di curiosi, accorsi per la presenza di Zepelinghe.

Al rituale ordine :

  • Fuori i testimoni!Zepelinghe non si mosse dal banco, ma quando l’usciere chiamò:
  • A…. P…
  • Sténghe a quà!… Nsacce ninde! — gridò, ignaro e confuso, destando l’ilarità dei presenti.

Condotto davanti al pretore, e non comprendendo le domande del magistrato, continuava a ripetere:

  • Nsacce ninde! Signor giudice maresciallo, so’ da quarande… Nsacce ninde! (Ho quarant’anni … No so niente!).
  • Che portavi sul carretto?

A tale domanda il fabbro, che era tra la folla, gli rivolse dei significativi gesti con la mano: il pollice e l’indice chiusi in una ben nota espressione di minaccia, come a dire: «Guai a te, se parli !».

Spaventato dai gesti del padrone, Zepelinghe si rivolse al pretore :

  • Mo vide mo… Signor giudice maresciallo, u vi’ u mastre?

Il pubblico, che seguiva l’interrogatorio attento a cogliere la più piccola occasione per divertirsi, scoppiò in una generale risata, sicché il pretore, ormai consapevole della pochezza mentale dell’uomo, lo congedò.

Ma la causa continuò e si concluse con la condanna del salumiere, che dovette pagare una forte ammenda.