CICCIO CAPPUCCIO

PERSONAGGIO POPOLANO: CICCIO CAPPUCCIO

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

 

Questo nomignolo, che divenne quasi un simbolo, una parola d’ordine dei guappi, è oggi del tutto dimenticato; sempre più raramente infatti si incontra qualcuno che ricordi il tempo in cui frasi come «A me, a Ciccio Cappuccio!» fiorivano sulle labbra di giovinastri nostrani, spavaldi e prepotenti.

Francesco Di Giovine, alias Ciccio Cappuccio, non fu tuttavia un guappo “vincente”, perché i suoi propositi cattivi quasi mai andarono a segno.

Provocatore e attaccabrighe sì, ma negli scontri riportava la peggio e nelle risse usciva malconcio, donde il tono ironico – canzonatorio con cui veniva pronunziato il suo nome.

A lui, perciò, ben si addiceva il locale detto «Arma lite e para cannale» (Provoca le liti, e para schiaffoni: cioè poi le prende).

Per difendersi, o più spesso per intimorire gli altri, Ciccio Cappuccio non ricorreva al coltello, così largamente usato dalla mala del tempo per la zumbata (sfida con il coltello), ma la sua prepotenza e la sua turbolenza in buona parte trovavano sostegno nel possesso di una rivoltella, con la quale era solito minacciare di morte i malcapitati, perfino i familiari (madre e sorella), come avvenne nel 1900, allorché «i carabinieri accorsi furono da Ciccio cacciati via di casa sua e apostrofati col nome di ‘sbirri’. Ma fu messo in gattabuia».

Da questo e da altri episodi simili, segnati nella cronaca cittadina del tempo, si apprende dell’indole di quest’uomo che fece parlare molto di se.

«Francesco Di Giovine, il notissimo Ciccio Cappuccio, la sera del 1° dicembre, passeggiando in compagnia col figlio di Spernicchio alla piazzetta Marotta venne inaspettatamente aggredito da Alessandro Viola, con cui egli non era in buoni rapporti personali.

Viola con un pugnale colpì tre volte il Di Giovine procurandogli gravi lesioni sotto la tempia sinistra, alla gola e una leggerissima al torace.

Il Di Giovine venne dichiarato in pericolo di vita, ma ora migliora. Il feritore è tuttora latitante».