FATTURE

LE TRADIZIONI POPOLARI DI LUCERA: FATTURE

Tratto dal libro “LE TRADIZIONI POPOLARI DI LUCERA” di Giuseppina Bellucci 

Cliccare su questo pulsante per tornare all’indice

TRADIZIONI POPOLARI 

 

La donna abbandonata dal proprio bene, la sposa trascurata dal marito. l’uomo piantato o rifiutato da una fanciulla, chiunque insomma voglia attirare a sé una persona riluttante ricorre a fatture.

La fattura è una pratica di magia, la più diffusa a Lucera, usata pure in tutto il mondo è quella che si opera sui capelli o indumenti della vittima prescelta.

Tale tipo di fattura rientra nella magia omeopatica o imitativa.

Essendo dunque magia, viene praticata solo dalle fattucchiere.

Ad esse appunto ricorrono i giovani delusi od abbandonati e le pagano lautamente.

Tra i diversi modi di fare la fattura, è diffuso pure a Lucera quello che si pratica sulle ossa dei morti rubate notte tempo al cimitero.

Questi ossicini vengono poi nascosti sotto l’altare, in modo che il prete li benedica senza accorgersene, poi vengono polverizzati e somministrati col cibo della vittima.

Le mogli che vogliono tenere cari i mariti danno loro in una bevanda alcune gocce di sangue mestruale

Sugli effetti prodigiosi delle fatture, si raccontano strane storie:

“Un tale aveva deciso di sposare una fanciulla ricca e bella, ma né questa, né i suoi genitori l’avrebbero permesso.

Allora il giovinotto andò dal fratellino di lei, al piccolo gli promise tanti dolci, se gli avesse portato un ciuffo dei bei capelli rossi della sorella.

Il ragazzino accettò, ma spifferò tutto a casa ed allora mandarono al giovanotto invece che i capelli della ragazza, alcuni ciuffi di quella seta con la quale si fanno i setacci e che è rossiccia.

Il giovinotto fece le pratiche di uso ed ecco che la notte il setaccio cominciò a muoversi; finalmente cadde dal tavolo, si avviò verso la porta che si apri misteriosamente e uscì dirigendosi verso la casa del giovanotto che aspettava la ragazza come ad un uppuntamento di amore.

Ma invece di lei arrivò il setaccio seguito dai famigliari della fanciulla forniti di nodosi bastoni che conciarono, come suoi dirsi, per le feste il povero innamorato”.

C’e da notare che il setaccio in dialetto lucerino si dice setèlle, quindi è di genere femminile; se tale non fosse stato, non sarebbe accorso ai richiami di un giovane.

Ricorderò a questo punto dei proverbi relativi alle fanciulle ed all’amore.

Per dire quanto è potente il richiamo della donna: Tire cchjù nu pile de fèmmene che ‘na’ pariglje de vuve (Tira più un capello di donna che un paio di buoi),

Sul fatto che tutti si divertono a parlar male delle ragazze: A zite è cume u stujamusse, chi passe se pulizze u musse (La fanciulla è com’ un tovagliolo, chi passa si pulisce la bocca).

Sul fatto che le donne anziane fanno le moraliste: Quanne ‘a vèste è ffatta longhe, ‘a padrone è ffatte sandocchje (Quando si allungano le vesti, la padrona diventa beghina, perché le donne anziane portano i vestiti più lunghi delle ragazze).

Sul fatto che la donna sposata è più ricercata: Quanne ‘a zite è mmaretate, tutte a vonne (Dopo che la ragazza è sposata tutti la vogliono).

Ed infine per dire che i bacetti degli innamorati non sono poi un grave danno né lasciano tracce: Pizzele e vvase nen fanne pertose [Pizzicotti e baci non fanno buchi (non sono biasimevoli)].