LEZZIRE

PERSONAGGIO POPOLANO: LEZZIRE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Coi baffi incolti e i capelli bianchi, il volto segnato dal tempo, sembrava un filosofo, uno scienziato: un Einstein, un Russell, o uno Schweizer lucerino. E come questi anch’egli fu piuttosto longevo: nato nel 1872, da Nicola e Sorangelo Marianna, si spense nel 1969. Dei figli, avuti dalla moglie Manente Giovina, i più morirono in tenera età.

Nel vederlo, così semplice e solo, salire e scendere l’erta polverosa tra il suo casolare e l’abitato cittadino, appoggiandosi a un bastone di frasca, lo si sarebbe detto un patriarca.

Viveva appartato, coi figli Concetta e Nicola (che non si erano sposati), nel suo fabbricato sulla Via Montesanto, isolato tra la periferia e la strada ferrata.

Già allora pochi segni di vita dagli aditi e dalle finestre della casa; ma ogni anno, alla vendemmia, il luogo si trasfigurava, per l’insolita animazione prodotta dai molti carretti carichi di uva, o di mosto, che vi facevano la spola.

Anche i ragazzi di Porta Troia, ladruncoli scaltri e vagabondi, scendevano a frotte fino a Lezzire, seguendo i carretti, dalle cui casse involavano furtivamente grappoli di uva bianca o nera.

All’inizio nei terranei del grande casolare funzionò un trappeto, con frantoio e quattro presse; poi fu installato, in un corpo di fabbrica aggiunto, uno stabilimento vinicolo, dotato di pompe e macchinari moderni, in cui si arrivò a lavorare fino a 1400 – 1500 q.li di uva al giorno.

Nonostante Ruggiero Ieluzzi, (da tutti inteso Lezzire), fosse un grande lavoratore, pure nei momenti di grande attività aveva bisogno di aiuto, perciò era costretto ad ingaggiare qualche operaio. Sua attiva e valida collaboratrice era la figlia Concetta; non così il figlio Nicola, e per questo Lezzire si rammaricava tanto, perché avrebbe voluto il figlio più operoso e intraprendente. A seguito di tale delusione era diventato più riservato e un po’ geloso.

Quando la penuria di mezzi materiali e finanziari divenne più grave, dovette decidersi a dare in fitto lo stabilimento vinicolo al Comm. Giuseppe Di Pierno, che a Lucera acquistava uva per conto della ditta Folonari.

Ma anche questa gestione cessò, col diffondersi delle cantine cooperative, che provocò l’abbandono della piazza da parte delle grosse ditte vinicole.

Lo stabilimento allora fu rilevato in fitto da Salvatore Di Gioia, che poi divenne il nuovo proprietario.

Oggi il complesso continua a restare chiuso e abbandonato.

Nel 1955 il fotografo Federico De Rosario eseguì un artistico ritratto di Lezzire, che intitolò «Il pensatore». Con esso partecipò alla prima edizione del Concorso Internazionale di Fotografia di Biella (Orso d’Oro), «riscuotendo viva ammirazione da parte del Comitato e della giuria tutta».