PAPONNE

PERSONAGGIO POPOLANO: PAPONNE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Maria De Mita, meglio nota come Paponne, abitava in un portone di Via Scassa (‘a strade Petrille), in «un tugurio d’ogni luce muto».

La sua vita, povera e per niente tranquilla, si svolse nella seconda metà dell’800.

Da molti era considerata un «documento umano» per i suoi vari mestieri, alcuni dei quali poco onorevoli: faceva la mezzana nei contratti degli usurai; aiutava le ragazze a trovare il pesce raro (il marito) e svolgeva parecchie altre faccende per proprio conto e per incarico degli altri.

Da tali illeciti traffici ritraeva piccoli guadagni che divideva col marito, Arcangelo G., il quale, in vero, era tutt’altro che Arcangelo, poiché si appoggiava sulle rendite della moglie per vivere e quando se le vedeva mancare, s’infuriava come una belva.

Perciò le liti e gli alterchi in casa Paponne erano frequenti.

Una di tali scenate, violenta, si svolse un venerdì sera (18 agosto 1888), allorché mancando il vino in tavola e non essendoci soldi, i due coniugi cominciarono a rimproverarsi a vicenda.

«Forse i rimproveri della moglie furono più pungenti, forse l’odio accumulato da molto tempo esplose in un momento, certo è che Arcangelo prese il coltello e la ferì due volte, alla gola e alla mammella», poi scappò via, dandosi alla latitanza.

Il giorno dopo però fu arrestato dalle guardie campestri nei pressi del Castello, mentre la moglie, benché ferita gravemente, fu dichiarata guaribile dai sanitari «oltre il quinto giorno».