RASCKAVUTTE

PERSONAGGIO POPOLANO: RASCKAVUTTE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Disegno di Pasquale Forte

Al tempo del pane casareccio, saporito, nutriente e fragrante, confezionato in casa dalle donne, i portatori di pane dei vari forni giravano al mattino molto presto (alle quattro) per le strade dei rioni, avvertendo le casalinghe, col rauco suono di una tromba, che era il momento di ammassare (de trembà), cioè di preparare la pasta per il pane.

Tale operazione si eseguiva impastando, con acqua calda, debitamente salata, nella madia (‘a fazzatore) o sope u tavelire, la farina col lievito, già approntato la sera prima e messo al caldo sotto le coperte, al piede del letto.

L’impasto così ottenuto veniva poi coperto con panni di lana, perché lievitasse.

Più tardi (alle sette) tornava a farsi udire nella strada il suono della tromba, accompagnato dal grido: «Jame a sckanà!».

La donna, allora, che si era rimessa a letto a riposare o si era rivolta ad altre faccende per la casa, scopriva la massa della pasta lievitata e la divideva nelle abituali porzioni, che, collocate in apposite ceste (i cestarélle), opportunamente preparate, restavano in attesa di essere prelevate e portate al forno.

Per questi disbrighi ogni fornaio disponeva di un garzone, che, per lo più era un poveruomo, di quelli che, non sapendo fare altro o non trovando altro da fare, cercavano in ogni modo di procurarsi un lavoro, e si accontentavano, per vivere, di qualsiasi mercede: il calore del forno nella cattiva stagione, una quotidiana pagnotta di pane e qualche soldo.

Errano personaggi tipici, abbastanza originali, molto famigliari nei rioni che percorrevano.

Tra essi molto noto era Rasckavutte, gran bevitore di vino, garzone del forno sope a Turrètte, il cui nomignolo dichiarava chiaramente la sua conformazione bassa e tarchiata.

Divoratore di pane, era solito nutrirsi per la strada, stacando calde molliche e fragranti croste dalle pagnotte (i sckanate) che, appena sfornate, portava a domicilio ai privati e ai negozianti, i quali, nel ricevere le grosse odorose forme di pane, che parevano tutte muzzecate, ogni volta protestavano vivacemente, ma inutilmente.