SCIALDINÒ

PERSONAGGIO POPOLANO: SCIALDINÒ

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

l rione più caratteristico di Lucera è ancora quello di sope i Mure, ma più che per la sua attuale condizione, per la nomea che ebbe in passato, quando si distinse per vivacità e turbolenza, dovute all’indole rissosa dei suoi abitanti, ritenuti allora come una popolazione a parte, diversa dal resto del paese anche nei caratteri fisici.

Quasi tutti i murare, uomini e donne, per la loro discendenza e per i loro atti, fecero parlare di se e si resero famosi come personaggi locali.

Tra essi Maria Albanese, soprannominata Scialdinò, una delle più popolari donne del rione, che non aveva peli sulla lingua e sapeva dire il fatto suo a chiunque, uomo o donna che fosse.

Della sua vita, cioè delle sue vicende, la cronaca ebbe a raccontare ciò che accadde il pomeriggio della domenica 7 luglio 1901: «Scialdinò ebbe un battibecco con Maria Giuseppa Guerrieri, moglie di Ruggiero Fusco, soprannominato Amadio, a proposito di una testimonianza che una delle donne aveva resa, o doveva rendere» in un singolare giudizio che vedeva implicate «le donne suddette, un asino … e qualche altro».

«Scialdinò e la Guerrieri attaccarono briga tra di loro, e non contente di essersi rivolte tutte le contumelie del vocabolario muraro, si azzuffarono.

Nella rissa la Guerrieri colpì Scialdinò con una ‘peroccolata’ (c’a pragghjocchele).

La Scialdinò rispose con le pietre.

La rissa non era finita quando giunse Aradio, il quale, vedendo la donna sua, sposa da due mesi, alle prese con la Scialdinò, perdette il lume degli occhi e, poiché era armato di coltello, ferì costei piuttosto gravemente al fianco e quando la vide a terra le dette infine una pedata».

Dopo il ferimento Amadio fuggì, dandosi alla latitanza; ma qualche settimana dopo fu scoperto in casa sua e arrestato dai carabinieri.

La Scialdinò, sottoposta alle cure, ne ebbe per molti giorni.