U PACCIARILLE

PERSONAGGIO POPOLANO: U PACCIARILLE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Le case a pianterreno nella vasta corte dell’antico palazzo Candida erano abitate da umilissima gente.

In due sottani attigui dimoravano due «industriosi» molto noti negli ambienti cittadini, cioè il famigerato Smargiasse e Pasquale D’Alessandro, detto u pacciarille, altrettanto famoso come venditore di fuffele (asfodeli) e sarmenti secchi, che costituivano un ottimo combustibile per le cucine di un tempo (i fucarile).

L’epiteto forse derivava dal carattere dell’uomo, che si segnalò anche per le sue stranezze.

Nella buona stagione, insieme alla moglie e alle sue tre figlie, si aggirava per le vigne a raccogliere i tralci recisi e secchi, che rivendeva nell’inverno.

Così ogni anno la sua bicocca si trasformava in un pericoloso deposito, perché i sarmenti potevano prendere fuoco, con grave pericolo per i suoi familiari e per il vicinato.

E ciò successe una sera: la moglie d’u pacciarille, dopo aver acceso un lume a petrolio, gettò sbadatamente il fiammifero, non del tutto spento, verso il mucchio di sarmenti, che presero fuoco.

La stanza subito fu invasa dalle fiamme.

«La povera donna e le figlie si adoperarono con ogni mezzo per spegnere l’incendio, ma invano: esse cominciarono a bruciare i quadri, le stoviglie, i mobili, il letto, e già lingue di fuoco venivano fuori a lambire un locale adibito a pagliaio (‘a pagghjére)».

Le conseguenze sarebbero state terribili, se non fossero accorsi prontamente quattro militi della Croce Verde, giovani pieni di ardore e di abnegazione, che, aiutati dalla gente del vicinato e servendosi dell’acqua di una cisterna, riuscirono a spegnere il fuoco.

Ma nella povera casa non si salvò nulla; tutto andò distrutto, anche il letto, del quale rimasero solo i sostegni di ferro (i pidestalle) su cui erano poggiate le tavole del letto.

Anche il salvadanaio di una delle figlie del D’Alessandro, contenente otto lire, andò perduto.

Divorato anch’esso dalle fiamme? La povera ragazza non potette darsene pace.