U SQUACCHJARILLE

PERSONAGGIO POPOLANO: U SQUACCHJARILLE

dal libro “Chi campa, véde” di Dionisio Morlacco

Disegno di PASQUALE FORTE

Le croci che si innalzano sui cippi litici alla periferia della città, erano un tempo espressione della fede del popolo, che, per mezzo di esse, perpetuava l’antica tradizione cristiana.

Erette in momenti particolari della vita cittadina, quelle croci erano come sentinelle, mute e impavide, poste a tutelare il sentimento religioso, a invocare la protezione divina sulla incolumità fisica e sulla salute spirituale dei lucerini.

Lasciando al mattino il calore delle case, le donne e gli uomini che, a piedi o sui carretti, si portavano al lavoro nei campi, passando accanto ad una croce, vi si soffermavano un istante per una breve preghiera, o, alzando lo sguardo devoto, mandavano un tacito saluto.

Al tramonto, dopo una lunga giornata di estenuante lavoro, tornando a casa, deponevano l’omaggio di un fiore raccolto lungo la strada o nella siepe polverosa.

E questo gesto serviva a ringraziare il Signore del pane quotidiano.

Di queste croci, poste agli estremi del perimetro urbano, qualcuna è ormai scomparsa, qualche altra, chiusa tra le nuove costruzioni, resta nascosta, come smarrita, dimenticata.

Solo la Croce del Belvedere (‘a Croce), dall’alto della balza che domina la verdeggiante distesa dei campi, sibila ancora al vento o risplende al sole accecante dell’estate.

“Qui, per vetusta consuetudine, veniva ogni sera Valente, U squacchjarille, ad accendere il pio e tremulo lumino (u lambine).

Era commesso nel negozio di pellami (staccheria) di Bellucci, allocato allora al Corso Manfredi, in uno di quei terranei già occupati dalla ditta Balsamo”.

Dopo di lui il devoto omaggio fu continuato da un tal Michele Marrone.

Ma «non era, quella di allora, la Croce in bronzo stilizzata di oggi.

Era una semplice croce di legno, come quella del Golgota, dalla quale pendeva un rozzo Crocifisso.

Una croce da crocicchio di campagna, recintata da una cancellata di ferro. E ogni sera, con qualsiasi tempo, vi si recava il devoto… commovente… all’appuntamento col Cristo e ogni sera andava ad accendere innanzi quella immagine, forse perché essa non si sentisse sola nella sopravveniente notte, una lampada ad olio da far ardere come un’interrotta preghiera».